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Art. 198 D.Lgs. 152/2006: competenze dei Comuni nella gestione dei rifiuti urbani

🗓️ Aggiornato al 24 ottobre 2026 · Testo vigente: Normattiva · Scheda di sintesi a cura di Smart Engineering: non sostituisce il testo ufficiale.

📌 In sintesi

  • ✅ L’art. 198 del D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’ambiente) definisce cosa spetta ai Comuni nella gestione dei rifiuti urbani.
  • ✅ Il Comune disciplina il servizio con un regolamento: raccolta, conferimento, differenziata, rifiuti pericolosi, imballaggi, pesatura.
  • ✅ Le utenze non domestiche possono conferire i rifiuti urbani fuori dal servizio pubblico, se dimostrano l’avvio a recupero (comma 2-bis).
  • ✅ Il Comune opera dentro l’ambito territoriale (ATO): le scelte comunali devono essere coerenti con il piano d’ambito.

Cosa dice, comma per comma

CommaContenuto in breve
1I Comuni concorrono alla gestione dei rifiuti urbani nell’ambito territoriale ottimale (ATO). Fino all’avvio del gestore d’ambito continuano a gestire il servizio.
2Il Comune disciplina la gestione dei rifiuti urbani con regolamenti ispirati a trasparenza, efficienza, efficacia ed economicità, coerenti con il piano d’ambito. Il regolamento stabilisce in particolare: a) misure igienico-sanitarie; b) modalità di raccolta e trasporto; c) conferimento e raccolta differenziata; d) rifiuti urbani pericolosi e da esumazioni ed estumulazioni; e) gestione degli imballaggi primari; f) pesatura dei rifiuti prima del recupero o smaltimento.
2-bisLe utenze non domestiche possono conferire al di fuori del servizio pubblico i propri rifiuti urbani avviati a recupero, dimostrandolo con l’attestazione del soggetto che li recupera.
3I Comuni forniscono a Regione, Provincia ed ente d’ambito le informazioni sulla gestione dei rifiuti urbani.
4I Comuni esprimono parere sui progetti di bonifica dei siti inquinati approvati dalla Regione.
Sintesi non ufficiale; fa fede il testo vigente pubblicato su Normattiva

Cosa significa in pratica

Per i Comuni

  • Avere un regolamento di gestione dei rifiuti urbani aggiornato, coerente con il contratto di servizio, la Carta della qualità ARERA e il regolamento TARI.
  • Disciplinare il centro di raccolta secondo il D.M. 26 marzo 2026.
  • Gestire la fuoriuscita delle utenze non domestiche dal servizio pubblico (comma 2-bis) con procedure e riflessi sulla TARI.
  • Trasmettere con regolarità i dati del servizio a Regione, Provincia ed ente d’ambito.

Per gestori ed enti d’ambito

  • Il regolamento comunale è il riferimento per le modalità operative del servizio: va letto insieme al progetto e al contratto.
  • Dove l’ente d’ambito è operativo, i regolamenti comunali devono restare coerenti con il piano d’ambito.

Modifiche principali

  • D.Lgs. 116/2020: soppressa la lettera g) del comma 2 sull’assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani; introdotto il comma 2-bis sulle utenze non domestiche.

❓ Domande frequenti

Cosa deve contenere il regolamento comunale dei rifiuti?

Secondo l’art. 198, comma 2, del D.Lgs. 152/2006: misure igienico-sanitarie, modalità di raccolta e trasporto, conferimento e raccolta differenziata, gestione dei rifiuti urbani pericolosi e da esumazioni, gestione degli imballaggi primari e modalità di pesatura dei rifiuti.

Le imprese possono uscire dal servizio pubblico di raccolta?

Sì. Il comma 2-bis consente alle utenze non domestiche di conferire i propri rifiuti urbani al di fuori del servizio pubblico, se dimostrano di averli avviati a recupero con l’attestazione del soggetto che li recupera.

Il Comune decide da solo come organizzare il servizio?

No. Il Comune concorre alla gestione nell’ambito territoriale ottimale e il suo regolamento deve essere coerente con il piano d’ambito; il servizio è affidato e organizzato a livello di ambito quando l’ente di governo è operativo.

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