Gli ATO sono ormai definiti quasi ovunque, ma affidamenti comunali, competenze frammentate e bacini ancora troppo piccoli continuano a rallentare la piena integrazione del servizio
Con la Relazione 258/2026/I/RIF del 16 luglio 2026, ARERA ha aggiornato il quadro nazionale degli assetti istituzionali e gestionali del servizio di gestione dei rifiuti urbani. Si tratta della settima relazione semestrale prevista dall’articolo 5, comma 6, del D.Lgs. 201/2022, attraverso la quale l’Autorità monitora la delimitazione degli Ambiti Territoriali Ottimali, la costituzione degli Enti di Governo dell’Ambito e l’evoluzione concreta degli affidamenti.
Il quadro che emerge mostra progressi sul piano istituzionale, ma anche una criticità ormai evidente: la definizione formale degli ATO non coincide necessariamente con una reale gestione integrata del servizio.
Gli ATO ci sono. Ora occorre renderli effettivi
La delimitazione degli Ambiti Territoriali Ottimali può considerarsi sostanzialmente completata in tutte le Regioni e Province autonome.
In gran parte d’Italia prevale il modello dell’ATO unico regionale o provinciale, spesso articolato in sub-ambiti o bacini dedicati soprattutto ai servizi di spazzamento, raccolta e trasporto. La Lombardia continua invece ad adottare il modello alternativo previsto dall’articolo 200, comma 7, del D.Lgs. 152/2006.
Il problema evidenziato da ARERA riguarda però la dimensione effettiva degli affidamenti.
Molto spesso il bacino sul quale viene organizzato e affidato il servizio è sensibilmente più piccolo dell’ATO previsto dalla pianificazione regionale e continua, in numerosi casi, a coincidere con il territorio del singolo Comune o con aggregazioni limitate di Comuni.
Secondo l’Autorità, questa frammentazione può impedire il pieno conseguimento delle economie di scala e limitare l’integrazione industriale del servizio.
EGATO: progressi, ma competenze ancora frammentate
Anche sul fronte degli Enti di Governo dell’Ambito si registrano passi avanti.
Gli EGATO risultano istituiti in 15 Regioni e nelle due Province autonome, sebbene con livelli di operatività differenti. Lazio, Molise e Sardegna restano invece prive di un modello di governance pienamente conforme alla disciplina nazionale.
Nel primo semestre 2026 ARERA segnala, tra gli sviluppi più significativi, l’avvio dell’operatività dell’EGATO Trentino, il consolidamento dell’Autorità Rifiuti Piemonte, il superamento della fase commissariale di ARLIR in Liguria e l’avanzamento dell’assetto di ARRICAL in Calabria.
Il nodo centrale, tuttavia, non è più soltanto la costituzione formale dell’Ente di governo, ma l’effettivo esercizio delle competenze.
In diversi territori continuano infatti a convivere funzioni distribuite tra Regioni, Province, Città metropolitane, EGATO e Comuni. Ne deriva quella che ARERA definisce una complessa “filiera amministrativa”, che può generare sovrapposizioni, duplicazioni e rallentamenti.
Un dato è particolarmente indicativo: gli Enti territorialmente competenti iscritti nell’Anagrafica ARERA sono ancora 2.698, pur in diminuzione rispetto ai 3.221 dell’anno precedente.
Il nodo vero resta quello degli affidamenti
È proprio analizzando gli affidamenti del servizio di raccolta e trasporto che emerge la maggiore eterogeneità territoriale.
In Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta prevalgono ormai modelli caratterizzati da una maggiore unicità gestionale. Anche alcune aree del Veneto e del Piemonte mostrano un livello elevato di aggregazione.
In altri territori permane invece una forte frammentazione.
Emblematico il caso dell’Abruzzo: a fronte di un ATO unico regionale e di un’Autorità d’ambito operativa, ARERA rileva ancora 305 affidamenti, corrispondenti sostanzialmente ai 305 Comuni della Regione.
In Campania la situazione è analoga: nell’ATO di Avellino vengono censiti 114 affidamenti per 114 Comuni, a Benevento 79 affidamenti per 79 Comuni e a Caserta 104 per 104 Comuni.
Il sistema nazionale continua quindi a presentare una notevole distanza tra organizzazione istituzionale e organizzazione effettiva del servizio.
Il caso Puglia
Particolarmente interessante è il quadro pugliese.
La Regione dispone di un ATO unico regionale articolato in 39 Aree di Raccolta Ottimali. Tuttavia, secondo ARERA, soltanto in 23 ARO è presente un unico affidamento, mentre nei restanti 16 permane una pluralità di gestioni, frequentemente di livello comunale.
Nel primo semestre 2026 la Regione ha inoltre confermato l’esercizio dei poteri sostitutivi per 15 dei 39 ARO nei quali non risultava ancora completato l’avvio del servizio unitario o permanevano criticità nella gestione.
Il dato dimostra come l’individuazione dell’ARO costituisca soltanto il primo passaggio. L’obiettivo reale è arrivare a una progettazione unitaria, a un affidamento coerente con il bacino territoriale e a un sistema di controllo omogeneo.
Perché la governance incide anche sulla regolazione ARERA
La frammentazione non rappresenta soltanto un problema organizzativo.
Incide direttamente sull’applicazione della regolazione tariffaria e della qualità del servizio.
PEF, validazioni, standard di qualità, contratti di servizio, programmazione degli investimenti e controllo delle prestazioni richiedono infatti una sempre maggiore coerenza tra perimetro territoriale, organizzazione del servizio e responsabilità istituzionali.
Con il nuovo ciclo regolatorio 2026-2029, questa esigenza assume un peso ancora maggiore: il livello di aggregazione del servizio diventa una vera e propria variabile industriale e regolatoria.
La direzione indicata da ARERA
Il messaggio della Settima Relazione appare quindi chiaro.
Dopo la fase dedicata alla delimitazione degli ATO e alla costituzione degli Enti di governo, il tema centrale diventa rendere effettivo il modello previsto dalla normativa.
ARERA richiama la necessità di rafforzare gli EGATO, dotarli delle risorse necessarie e soprattutto concentrare realmente presso tali enti le competenze relative all’organizzazione del servizio, alla scelta della forma di gestione, all’affidamento e al controllo.
La prossima fase del riordino del settore non si misurerà quindi dal numero di ATO formalmente istituiti, ma dalla capacità di trasformarli in sistemi realmente integrati, con bacini adeguati, affidamenti coerenti e responsabilità chiaramente individuate.
Per Comuni ed Enti di governo la domanda non è più soltanto “qual è il nostro ATO?”, ma soprattutto: chi programma il servizio, chi lo affida, su quale perimetro e con quali strumenti di controllo?
È su queste risposte che si giocherà la reale razionalizzazione del settore dei rifiuti urbani.
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